kacabu,bubuzhel

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Post  orakulli on Wed Apr 01, 2009 12:13 pm

Lo scarafaggio sardo dalle tinte balcaniche
di Alberto G.Areddu

Forse vi sarà capitato di aver schiacciato per casa, in cucina o in cantina qualche scarafaggio, bene (anzi male, dotatevi subito di qualche DDT) è sicuro che nel farlo avrete provato un qualche estatico piacere nel sentire lo sgranocchiante guscio sotto le vostre pedate, e chissà quante volte avrete pronunciato soddisfattamente vittoriosi, l'irriguardosa espressione rivolta al deceduto: "creba, malaitta sasaja" (o secondo il luogo di dove siete: sisaja, sesaja, babbasaja, o al maschile babbusau). Sappiate allora che probabilmente facendo ciò e facendolo per diverse generazioni, uccidendo quel ripugnante animaletto, abbiamo salvato una nostra antica parola (e ringraziamo il cielo che gli scarafaggi non si siano estinti, nonostante il nostro prodigarci, perché neanche avremmo più la parola).
Se diamo una scorsa all'enciclopedico Rubattu vediamo quanti modi abbiamo per chiamare lo scarafaggio:
carafaggio sm. zool. (Blatta orientalis) [cockroach, blatte, cucaracha, Schabe] carrabusu (lat. CARRUM + piem. büsa), babbasau, babbajotzedda f., babbasaju, babbasaja, babborottu, cadalanu, caddalanu, cadalana f., cadelana f., cadenale, carraffazu, catalana f., iscortone, paulina f., terriolu, pabasale, noeddu de Frantziscu mannu (L), babbarrottu, babbarrotzu, bobborrottu, sisaja f., bisasa f., babbaluccu, carraffone, scarraffone, iscrapione, scarfone, garrappiu (N), pretta f., prettedda f., scarfajoni, scraffajoni, scraffioni, scraffaioi, scarafàcciu, carrabusu (C), caddarana f., sasàia f. (S), babbasàiu, carrabusu, mangoni (G) // tintirriolu (L) “specie di s. alato”

blapo (gigante) sm. zool. (Blaps mortisaga) [bug, blatte, blata, Schabe] sasja f., sasàgia f., sesàgia f.(shqiptimi shqip;Zezaxha), sesaja(shqiptimi shqip;Zezaja)f., sisàgia (shqiptimi;Zizaxha)f., sisaja(shqiptimi;Zizaja) f., sisaza f. (prerom.), babbasau, cadalana f., cadelana f., cagalanu, grìglia f., melaghe (L), sisaja f., sasaja f., pretta f. (sp. prieto), brattedda f., sulafigu, candulittu (N), babbaiotzedda f., babballotti, brabetta f., cadelanu, curri-curri, mùsulu, perta f., perta pùdiga f., pettedda f., prattedda f., pretta f., prettedda f., sulafigu (C), caddarana f., sasàia f. (S), babbasàiu, mangoi (G).


è interessante notare come usiamo cadalana per rilevare che evidentemente i bruni uomini di Catalogna ai nostri antenati poco risultavano simpatici (per la supponenza e la falsa nobiltà d'animo) e come (sempre i nostri antenati) definissero lo scarafaggio come paulina 'l'animale zozzo da paludi'. In mezzo a ciò, la nostra sasaja, sisaja, sesaja, che è rimasta misteriosamente insondata nelle sue origini (infatti il Wagner nel suo DES dice: "probabilmente prelatino"). Tra le varie forme riportate si ha anche il logudorese melaghe, che vediamo è la chiave per comprendere il nostro sasaja. Melaghe deriva dal greco melas che vuol dire 'nero'. Sulla presenza di questo grecismo (localizzato a Oschiri) nel sardo ci sono diverse posizioni: secondo il Wagner e il Pittau è un sufficientemente antico prestito del greco (si intende i greci di Focea che forse passarono per la Gallura nel vi-v sec. a.C.), secondo me è parola di origine greco-italica, giunta cioè con le armate romane che di italici erano perlopiù composte, secondo il pio studioso Paulis, sarebbe giunta invece con i mistici religiosi bizantini (quelli che nei Condaghes si spartivano pezzi di schiavi e schiave, cattolici quanto loro, per lavorargli la terra). Sta di fatto che la tale parola ci offre la chiave semantica, perché se abbiamo una forma sarda che si ispira al colore nero (è il più comune per la blatta, ci sono anche scarafaggi di colore marrone o verdi), si può presupporre che possano esser sortite anche altre denominazioni ispirate da tale scontatissimo tratto. Orbene il mistero può esser sciolto: l'albanese ha per indicare il colore nero la parola: zi, che al femminile fa: zeza/zezë (leggi: sesa, la z albanese è come la nostra -s- di "caso", o "kasu", la ë è come la e dei napoletani: quannë 'quando'). La parola è antica: nell'onomastica trace si troverebbero vari Sis, Zis, che il Georgiev, luminare della materia, interpretava come indicanti 'Nero'. Il suffisso -aja nell'illirico è molto frequente, mentre da noi appare solo per poche parole (inteso nel sardo in generale, perché nel Logudoro è anche riflesso della palatalizzazione di latino -ACULA), e tutte perlopiù misteriose. In albanese -ja indica, si aggiunga, la forma femminile determinata (per posposizione, tipica dell'albanese e del rumeno), come dire: "nera la" (cioè "la nera") contrapposta a "nera". Dunque, un aggettivo così tipicamente albanese, deve esser antico anche da noi, ma non sappiamo quanto, perché morso dai dubbi e dal fatto che in Sardegna insieme agli Italici vennero anche i Messapi (sarebbero gli odierni Salentini), i quali erano degli antichi discendenti degli Illiri, giunti in Italia intorno al primo Millennio, nel mio saggio ho prospettato l'idea che la parola possa esser giunta in epoca romana, grazie al travaso linguistico di parole di costoro nel latino regionale di Puglia. Ma potrebbe ben esser veramente antica e allora un'altra circostanza, ci legherebbe a quello straordinario popolo che abita i Balcani e che sono gli Albanesi ([b]che vi piaccia o meno). Pertanto la sasaja null'altro è che la "la negra, la negraccia, la maledetta"
[u][b]

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